di Franco Giulietti
Tracceria la preda
Ovvero l'arte di'inseguire gli animali cacciandoli all traccia
La passione per la caccia non sta nell'uccisione, che è solo l'atto finale dell'azione.
Sta, piuttosto, nella competizione tra la nostra abilità e le doti naturali della preda.
Nel suo disegno, madre natura ha creato un pefetto equilibrio tra predatore e preda, tra
mimetismo e sorveglianza. La natura ha fornito ciascuna delle parti di sensi straordinari
per la sfida della sopravvivenza.
Da un lato c'è l'invisibilità del predatore,
dall'altro la vigilanza della preda. I nostri antenati cacciatori conoscevano tutta
l'importanza del rendersi invisibili quando insidiavano la loro razione settimanale di cibo.
La loro sopravvivenza dipendeva dalla loro abilità di fondersi nel paesaggio, di
essere invisibili. E per loro era anche più difficile che per noi, perchè
dovevano avvicinarsi maggiormente alla selvaggina.
La chiave di un corretto avvicinamento
Ci sono zone del Sudafrica in cui sembra impossibile cacciare sulla traccia. Una che viene
subito alla mente è il Karoo. Lì il terreno è pianeggiante, con poche
piante spinose sparse qua e là, letti di torrenti in secca e vegetazione bassa.
Qualche occasionale depressione, qualche piccola roccia, può fornire una copertura
sufficiente, ma spesso implica una deviazione significativa, senza garanzia che la copertura
vi porti vicino alla preda.
L'invisibilità è la chiave di un avvicinamento coronato dal successo.
Dovete muovervi lentamente e stare molto, molto bassi. Questo è
tutto per quanto riguarda la determinazione, la tecnica e la quantità di tempo che
dovete investire nell'impresa.
Naturalmente dovete conoscere la vostra preda, le sua caratteristiche
e le sue abitudini. Tutta la selvaggina è vigile, ma ci sono momenti in cui la vigilanza
si limita alla ristretta area intorno a sè o in cui si sente tranquilla, ad esempio
quando mangia o gioca e, per qualche motivo, gli animali sono meno vigili anche quando il sole
è basso sull'orizzonte. Questo sono i momento in cui il cacciatore può portare a
compimento una seguita.
La pazienza è importante. E' meglio fermarsi e attendere quando
la selvaggina è in un posto in cui tutti i vantaggi sono dalla sua parte. Meglio aspettare
che la preda decida di assgiare qualche foglia saporita nei dintorni: in quel momento la sua attenzione
sarà distratta e potrete continuare l'avvicinamento.
Tuttavia, se nel luogo in cui la selvaggina sta mangiando la conformazione del terreno non vi
porta nessun vantaggio, è bene attendere ancora, finchè essa si sposti in una
posizione più raggiungibile.
Tutto ciò può sembrare stupido o troppo prudente, ma solo quando vi trovate in una
regione diversa dal Karoo, con una topografie che cambia in continuazione e una sempre diversal
vegetazione tra voi e la selvaggina, che da vita ad un gioco di "ti vedo e non ti vedo".
Dalla cima di una collina è facile osservare il terreno e seguire gli spostamenti della
preda, ma su un terreno livellato e con erba alta è tutta un'altra cosa.
Quindi dovrete aiutarvi prendendo alcuni riferimenti che vi mantengano sul percorso giusto.
I riferimenti, ad esempio, potrebbero essere du alberi, uno da ciascun lato della preda.
Avrete, almeno, un'idea generale della direzione da prendere.
Secondo i terreni, potreste trovarvi in una zona dove non ci siano
riferimenti. In questo caso dovrete far affidamento sul vostro senso dell'orientamento, con
qualche aiuto da parte del sole e del vento. Se non avete senso dell'orientamento non c'è
nulla da fare. Potete solo dar mano all'armonica a bocca e suonare un canto di addio alla vostra
selvaggina. Non si sa mai, potrebbe apprezzare e avvicinarsi.
Anche se vi sembra che quella
particolare caccia che state facendo sia facile, prendetevi del tempo per familiarizzare con
l'ambiente e i dintorni. Assicuratevi che non ci siano altri animali tra voi e la vostra preda.
Ricordatevi: non lo sanno che non state dando la caccia a loro. Se sentono il vostro odore partono
di corsa in un batter d'occhio, e potete scommettere che la vostra preda li imiterà
e se ne andrà con loro.
Ancora una volta la pazienza gioca in vostro favore. Pianificate
il vostro avvicinamento con precisione, usate tutte le risorse del terreno: colline, arbusti, ombre
ed alberi. E assicuratevi che il vento, anche se fosse solo una leggerissima brezza, non giochi
a vostro sfavore.
E poi, quando avete aspettato con pazienza e in assoluto minimetismo, controllato
il terreno per la possibile presenza di altri animali che diano l'allarme, verificato frequentemente
il vento, assicuratevi di muovervi con la levità di un angelo nonostante i pesanti scarponi
che portate. La selvaggina non ha bisogno di una prova visibile della vostra presenza, il minimo
rumore la mette in allarme.
Quando siete quasi al termine dell'avvicinamento e incominciate a
sentire il profumo del successo, siate ancora cauti, molto cauti. Non è questo il momento
di essere precipitosi o troppo fiduciosi. Rocordatevi: non si può dire che l'avvicinamento
abbia avuto successo fino al momento della fotografia accanto al trofeo. Una mossa sbagliata e potete
tornare a casa a mani vuote.
La conoscenza del selvatico può essere decisiva
Questo è il momento in cui la conoscenza della selvaggina sarà importantissima.
Tutti gli animali alzano la testa di quando in quando, per essere sicuri che le cose continuino
ad andar bene. Quando la selvaggina alza la testa voi dovete far parte del paesagio, come una
roccia, un albero o un formicaio. Soprattutto, evitate qualsiasi movimento. Se ci pensate, da
un buon mimetismo emergono solo le cose che si muovono. Tante volte capita di stare in attesa
e non vedere alcun animale, ma, appena la preda si muove, fosse anche per un movimento minimo,
diventa visibile. La stessa cosa si applica alla selvaggina.
La preda può non essere tranquilla sulla vostra presenza, ma se guarda e non vi vede la
cosa finisce lì. Se invece vi vede mentre fate un movimento per nascondervi, capisce
subito che quello non è un buon posto dove stare.
Per cui, quando vedete la preda muoversi nervosamente, restate
immobili finché essa si tranquillizza. Ignorate i segnali del cervello che vi dicono
che siete scomodi, in una posizione dolorosa o che dovete grattarvi dove un isetto vi ha punto.
Pensate a voi stessi come a un fossile congelato net tempo, e non distogliete mai gli occhi
dalla preda.
Quando la selvaggina si insospettisce, incomincia a percorrere dei semicerchi.
Cerca di usare l'olfatto per captare la vostra presenza. Se il vento è a vostro favore,
non avete nulla da temere. Dovrete invece prendere una rapida decisione se sapete che il vento
segnalerà alla preda la vostra presenza.
Potete decidere di tirare in fretta, cosa che probabilmente non è una scelta assennata,
oppure osservare con che grazia la vostra preda si allontana, sperando di rivederla un altro
giorno.
Per quanto riguarda il tiro affrettato,
in certi casi può essere la scelta che mette fine con successo alla caccia. Ma in
molti altri - il più delle volte, anche se dipende dal cacciatore - un tiro affrettato
si risolve in un animale mancato o ferito. Alzarvi per tirare, rendendovi visibili alla
selvaggina, vi dà qualche secondo di vantaggio. La preda sarà così
sorpresa che ci metterà qualche attimo per decidere che deve scappare, e per scegliere in che
direzione farlo. Questo è tutto il tempo che avetea disposizione per rendervi visibili
alla preda. Non c'è spazio per nessuna esitazione: dovete essere rapidi come il fulmine
o avrete fallito la cacciata.
Come vedete, non è semplice rendersi inavvertiti alla preda.
E' quasi una forma d'arte, e solo la lunga pratica può consentirvi di portarla a
perfezione. Un avvicinamento di successo è una sfida alla quale nessun vero cacciatore
potrà o vorrà sottrarsi. Il premio per una caccia determinata, paziente e
volonterosa sono i racconti scambiati con attenti ascoltatori intorno a un fuoco da
campo e l'orgoglioso possesso di un trofeo ben preparato.