di Franco Giulietti

Bufalo: un degno avversario

Per il cacciatore europeo che ha spinto la propria passione sino a confrontarsi con i selvatici africani, l'aspirazione massima, o se preferite il sogno neppure tanto segreto, è sicurament rappresentato dai mitici "Big Five". Ed il bufalo non si ritrova certo tra di loro per puro caso.


Sin dal momento della scoperta del continente africano e della sua affascinante fauna selvatica, ogni cacciatore col sangue nelle vene ha sognato di andare a caccia dei “Big Five”. Ma è indispensabile una grande cautela, non è questo un tipo di caccia per inesperti o paurosi. Più di un cacciatore di grossa selvaggina ha perso la vita mentre inseguiva il più grande dei sogni “africani”; la caccia di uno dei Big Five.

E il bufalo africano (Syncerus Caffer) è uno dei Big Five che, suo malgrado, ha "sfidato" tanti cacciatori di selvaggina pericolosa riuscendo, a volte, ad uscire dalla sfida vincitore.

Se ascoltiamo attentamente le storie che i cacciatori raccontano davanti al fuoco dei campi sotto il cielo africano ci accorgiamo che tutte affermano che il bufalo è il mammifero più pericoloso di tutta l'Africa. Tutte, infatti, mettone in guardia contro l'apparenza ingannevole di questo tranquillo erbivoro. I bufali si sono guadagnati meritatamente la loro pessima fama di animali imprevedibili e pericolosi, se messi alle strette.

Probabilmente è questa cattiva reputazione quella che spinge così tanti cacciatori a volersi, prima o poi, misurare con il bufalo. Il bufalo è un animale colossale, con un peso che si aggira sui 750 kilogrammi. Maschio e femmina sono entrambi portatori di corna, ma quelle dei maschi sono più grosse e pesanti.

Se osservate il bufalo nel suo habitat naturale, noterete che, nonostante la loro aggressività, si comportano pacificamente nei confroni deil loro simili.

Per quanto ciò non significhi che occasionalmente non combattano fra di loro. Per una frazione di secondo il bufalo potrebbe, forse, anche ricordarvi una pacifica mucca, ma poi, osservandolo meglio, roterete quel suo atteggiamento vigilante, avvertirete la pressante intimidazione quando lo guardate negli occhi e, allora, diventerete consapevoli dell’odore sinistro che aleggia sul posto.

I bufali prediligono un habitat fatto di canne, di erba alta o di folta vegetazione in cui rifugiarsi.

Si rimane stupefatti nel vederli procedere nel folto della vegetazione più velocemente di quanto noi possiamo avanzare nell’erba alta quando andiamo a caccia di fagiani.

La caccia al bufalo separa in maniera netta l’uomo dal fanciullo.

Ho cacciato svariate volte il bufalo ed ho visto cacciatori crescere sino al momento della vittoria per rivendicare il trofeo del loro bufalo; ho visto cacciatori arrendersi all’insolenza del bufalo per poi allontanarsi feriti nel loro ego.

Uno degli scontri indimenticabili che io ho avuto con il bufalo è stato quando mi sono aperto con circospezione la strada attraverso la boscaglia del “lowveld” (boscaglia senza alberi alti) in cerca di un bufalo maschio che si era seperato dal branco.

L’aver abbandonato la mandria lo aveva reso vulnerabile, ma ciò significava altresì che era vecchio, bisbetico e molto pericoloso. Avevo iniziato prima dell’alba a sequire le impronte del maschio con l’aiuto di un esperto tracciatore, Thembo. E mi sentivo fiducioso con Thembo al mio fianco.

Infatt, egli era uno dei battitori della vecchia scuola, che sono cresciuti in contatto con la natura e nella boscaglia era diventato il maestro dimolti novellini. Arrivammo ad un piccolo corso d’acqua e decidemmo di dirigerci ad ovest risalendolo. Come raggiungemmo la massa delle canne, fu evidente che eravamo di fronte ad un dilemma.

A giudicare dalle impronte fresche nel nero fango del fiume il vecchio solitario si trovava in qualche punto della scura macchia di canne, proprio davanti a noi.., poichè non c’erano impronte in uscita. Il che non significava niente di buono. Le canne fornivano una protezione perfetta al bufalo e, in più, rendevano a noi la visibilità pressocchè nulla. Questo solitario si stava rivelando un avversario mortale.

C’era solo un sentierino che si dirigeva in mezzo al canneto e, dal momento che non potevamo certo pretendere dal maschio che abbandonasse il suo rifugio per farmi avere un tiro sicuro e facile, non avevamo altra scelta che seguirlo nel mezzo delle canne. Vi assicuro che non riuscivo a fare a meno di sentirmi come un agnello condotto al mattatoio.

Proprio nel momento in cui decidemmo di entrare nel canneto, un’aquila “Bateleur” veleggiò con eleganza sopra di noi. A quella vista la faccia di Thando si illuminò mentre mi sussurrava: “Augurio buono, buono, molto buono. Safari salvo.”

Sembra, infatti, che, a dar retta alla tradizione popolare africana, l’aquila Bateleur, o “Chapungu”, sia il mediatore fra Dio e gli uomini. Le preghiere vengono portate a Dio sulle sue ali e, quando Chapungu rimane muto, le tue preghiere sono state accolte. Ma se "Chapungu" batte le ali e lancia il suo richiamo allora sei nei guai. Molto meglio andarsene a casa e ritornare un altro giorno.

Ebbene, ritengo di essere un uomo pratico: non mi affido alle tradizioni ed alla superstizione, ma devo ammettere che in quel momento mi sono augurato che ci fosse del vero. Folklore a parte, ero communque ben cosciente che c'era un pericolo stimabile sui 750 chilogrammi incombente su di me.

Il mio piano era di penetrare nel canneto, mentre Thando si posizionava su di un punto elevato della sponda per cogliere ogni movimento in mezzo alle canne.

Puntando il suo lungo bastone avrebbe segnalato la posizione del bufalo seguendo i suoi spostamenti, offrendomi, se non altro un preavviso ed una possibilità di confronto. E’ estremamente difficile muoversi furtivamente mentre si avanza attraverso le canne. La mia paura era che il vecchio solitario sapesse esattamente dove io ero mentre io non avevo alcun indizio sulla sua posizione, quanto fosse vicino o di cattivo umore Neppure i compagni abituali dei bufali, gli “oxpeckers” (bufaghe), tradivano la sua posizione.

All’improvviso Thando puntò spaventato ed agitato il suo bastone. Subito dopo udii zoccoli che venivano con rapido movimento nella mia direzione. Questo era il momento decisivo. Poteva sentire il bufalo ansimare prima ancora di poterlo intravedere per un attimo mentre caricava nella mia direzione.

Mi resi conto che il bufalo non sapeva dove io fossi nel momento in cui cambiò leggermente la sua traiettoria per poi fermarsi repentinamente. Con la mia carabina sollevata mi avvicinai adagio nella sua direzione. Intanto dicevo a me stesso, in silenzio, che soltanto gli imbecilli si buttano in una caccia al bufalo alla cieca. Alla fine potei vedere la punta delle sue corna e successivamente il suo massiccio “boss” (protuberanza frontale) che si stagliava al di sopra della sua groppa.

Presi la mira con circospezione, mentre cercavo di vedere attraverso le canne. Il mio bersaglio era la sua nuca. Infine, quando sparai, il bufalo crollò con un tonfo sordo, accompagnato dalle acclamazioni fragorose di Thando. Io, invece, non mi ero abbandonato a celebrazioni nè avevo intenzione di avvicinarmi, almeno per il momento. e mi accinsi ad attendere la conferma che il vecchio toro era stato effettivamente sconfitto. E, proprio allora un muggito prolungato, colmo di tristezza, si elevò al di sopra delle canne, un altimo sono al quale seguì poi il silenzio della morte.

Il pericolo era passato. Per la prima volta mi rilassai, ero il vincitore e, finalmente, potevo avvicinare ed ammirare il trofeo del mio bufalo. Il toro si trovava ad una distanza di circa sei yarde (5 e l/2 metri circa) al momento del tiro, senz’altro troppo vicino per dirsi al sicuro, ma ero stato fortunato... o forse no; forse bisogna dare a Chapungu più credito di quanto non si pensi.

Una grande quantità di riflessioni mi attraversarono la mente quando rivolsi lo sguardo al bufalo caduto. Il risultato finale avrebbe potuto essere molto differente. Avrebbe potuto essere il mio corpo senza vita ad essere steso su di uno strato di canne schiacciate.

Il vecchio toro era stato un animale magnifico; una quantità di cicatrici raccontavano la storia di una vita dura, passata a lottare con altri bufali per farsi rispettare ed a combattere coi leoni per sopravvivere; e le magifiche corna del colore dell’ebano parlavano della sua fierezza.

Quel bufalo maschio esigeva rispetto e ammirazione anche da morto.

(traduzione dall’inglese : “The Crab”)